Non Ricordo Quando ...

Non ricordo quando, non ricordo perché.
Le acque erano tranquille, ma poi d’un tratto si ingarbugliarono.
Ebbe inizio uno spettacolo vero e proprio,
in cui anche la Luna sosteneva il suo ruolo.
Mi accendo una sigaretta.
Percorrevo quelle acque su una canoa,
in compagnia di una donna che somigliava tanto ad un personaggio
di una pubblicità occulta.
Era un’indigena.
Io stavo in piedi, diritto, immobile, e c’era quasi buio.
Le mi guidava.
Non conoscevo il suo nome.
Non le avevo ancora rivolto la parola.
Condividevamo un totale silenzio,
anche se viaggiavamo insieme da tanto tempo.
Molto più tempo di quanto si potesse immaginare,
di quanto ero riuscito a vivere con lei,
posseduto io e posseduta lei.
Era un finto silenzio però.
Ed era pieno di mondo.
Gli uccelli cantavano senza farsi vedere.
Ma ecco che adesso il mare è di nuovo calmo.
Ma non è un mare.
E’ un fiume che scorre, e che a volte si allarga e sembra un mare.
La vita è la ricerca di una morte bella.
Il fiume, quando si allarga, lo fa per allenarsi, perché deve diventare mare,
e il mare è grande.
Lei guida, è seduta davanti a me,
ed io sto sempre in piedi perché non voglio lasciarmi andare,
e forse perché ho paura, e forse perché ho bisogno sempre di controllare,
e forse perché non ho fiducia.
Eppure sono certo che se lei non ci fosse
non potrei gustare tutto ciò.
Perché so che lei è un’indigena, e dunque può proteggermi,
e forse perché è tanto bella.
A me piace tenermi con mano con chi sa.
E adesso sento un pianoforte delicato che si confida, che sta dietro di me,
ed io credo in lui, credo in quel piano perché lo sento, e anche se non lo vedo
capisco ciò che le sue note vogliono dirmi.
Ma qualcuno iniziò a gridare il mio nome.
Gli uomini di alcune tribù mi stavano chiamando,
ed improvvisamente la mia pelle si tingeva di nero.
Magia.
Una volta negro mi chinai e, mentre percorrevo questo fiume,
che di colpo si era stretto di nuovo,
io non stavo più in piedi,
ero sdraiato su di lei, sull’indigena, e la baciavo.
E sentivo un odore di azzurro mischiato a festa, e tutti suonavano e cantavano.
La canoa rallentava sino quasi a fermarsi, non aveva più bisogno di navigare,
anche perché il fiume spariva a appariva il mare.
Ed io iniziavo a capire perché avevo avuto terrore dei ladri,
e perché a volte mi annoiavo.
E avevo capito anche che il Sole era importante quanto la Luna,
e che i colori erano con te per tenerti compagnia,
e che la musica non l’aveva inventata l’uomo.
I suoi capelli erano neri.
Era profumata.
L’amavo, e avevo concluso il mio percorso insieme a lei.
Lei era viva.
Io ero vivo.
Avevamo vissuto. Stavamo vivendo.
La canoa si squagliò.
E incontrai tanti amici che a volte sognavo.
Ci incontreremo tutti là.
Non fa parte del presente.
Non ricordo quando,
non ricordo perché.
Ma c’eri pure tu.
Ipotesi.


Mimmo C. - 1990