Enzo, ieri a Palermo

Il 27 febbraio del 2006 è andato via Randisi, e le emozioni che provai allora furono troppo strane e confuse.
Dentro di me pensavo che non poteva essere successo. Enzo dava l’impressione di un uomo destinato ad esistere sempre, e sempre qui, a Palermo, nella sua terra, a fare il jazzista palermitano, perché, non me ne voglia nessuno, ma Enzo Randisi è stato il primo vero jazzista palermitano, il primo pazzo a Palermo che ha lasciato il “posto fisso” perché non riuscì mai a comandare sul suo cuore.
Era più forte di lui, doveva suonare, doveva vivere attraverso la forza delle sue emozioni e della sua natura. Il primo jazzista che ha ostinatamente e volutamente scelto di vivere a Palermo suonando jazz ed esportando in tutta Europa il nome della nostra terra.
Enzo ha trasmesso a tutti quelli che oggi vivono di jazz la forza di credere nella professione di “jazzista”, che in una terra arida come la nostra sembra essere ancora oggi un’attività ricreativa, priva di ogni senso culturale e sociale.
Quella volta non ho perso un amico, mi sono accorto di avere perso di nuovo un padre, perché questo era il mio rapporto con Enzo.
Ho suonato con lui ininterrottamente per quasi 20 anni, dal 1976 agli inizi degli anni ’90, e da lui ho imparato il significato dell’essenza della nostra professione e soprattutto del fondamento di questa essenza che non può sostenere alcun carico se non lo si miscela con un’alta concentrazione di passione.
In una città, e soprattutto in un’isola in cui i conflitti interiori pregiudicano il buon rendimento del buon senso, generando atteggiamenti sempre ostili e distruttivi, mi piacerebbe tantissimo che si potesse iniziare a storicizzare e a mettere da parte tutte le negatività, posizionando su un piedistallo d’argento che va al di là di tutte le cose, quanto di buono sia stato comunque espresso nel nostro ambiente.
Le tradizioni hanno l’obbligo di essere rispettate, per evitarne l’estinzione, e mi sembra doveroso rispettare e cercare di tramandare l’eredità che Enzo ci ha lasciato.
Forse adesso mi sto rendendo conto che quello che faccio ormai da anni in questa città l’ho imparato da Enzo, soprattutto la voglia irrefrenabile che ho di scoprire giovani talenti e cercare di offrire loro tutte le opportunità possibili ed immaginabili utili al raggiungimento della propria espressione artistica. Questo Enzo con me lo ha fatto, portandomi in giro, facendomi suonare con Massimo Urbani ed altri solisti che lui invitava, proponendomi come percussionista della band di Romano Mussolini e facendomi incidere i primi dischi, che all’epoca era un lusso che pochi potevano permettersi.
Enzo amava le grandi formazioni, pensava alla musica, e spesso, quando altri suonavano in trio o quartetto per risparmiare soldi, lui allargava le band per amore della musica e condivideva ogni risorsa per soddisfare le sue esigenze artistiche, che ovviamente non potevano avere a che fare con le esigenze materiali.
Il  primo gruppo di Enzo del quale feci parte a 15 anni si chiamava “Enzo Randisi and the School of Jazz”.
A lui non serviva aprire locali, allestire una segreteria e fare pubblicità per aprire una scuola … bastava stargli accanto per capire ed imparare. E quanti sono stati i suoi allievi? Probabilmente tutti … tutti abbiamo imparato da lui.
Naturalmente Enzo non è stato a Palermo l’unico musicista a progettualizzare, ideare ed organizzare cultura a Palermo, ma una cosa è certa … Enzo Randisi è stato l’unico che dandoti sempre la mano ti ha sempre saputo trasmettere la sofferenza e la gioia di tutto ciò che faceva, stando sempre accanto ai musicisti e mai trincerato dietro nessuna scrivania.
Tanti piccoli episodi della mia vita trascorsa con Enzo si sono trasformati in eventi e pagine importanti della mia crescita umana ed artistica.
E pensate al destino … l’ultimo concerto di Enzo Randisi si è svolto nel 2006 per l'Epifania, al Teatro Politeama di Palermo, presenti per una grande jam session i più importanti musicisti della città, ed io ero stato invitato.
La serata si concluse con un brano, “A Night in Tunisia”, l’ultima esecuzione di Enzo.
E c’ero io alla batteria.
                                           
Mimmo C. - 2006